LE MADRI DI TUTTE LE RIFORME: FEDERALISMO E BUROCRAZIA (prima parte)

  • punto di vista di Franz Di Maggio con Massimo Cacciari

In una situazione di profonda crisi come l’attuale, alcune persone responsabili, in discussioni anche profonde e accese si sono chieste in modo pragmatico da dove dovrebbe iniziare una profonda riforma del nostro Stato, ora che l’occasione di “spendere bene” i fondi europei (ricordiamoci in gran parte prestiti e comunque condizionati a riforme che abbiamo rimandato per vent’anni…) ci dovrebbe infondere coraggio e osare per evitare di ripetere antichi errori conservando uno “status quo” a dir poco imbarazzante per l’impalcatura stato moderno. Non si tratta di spingere in una direzione puramente liberista-compulsiva, fordista o frugalista, ma di leggere con attenzione il momento storico, per non perdere un’opportunità (forse l’ultima possibile) e trovarci nel baratro sociale prima ancora che economico. Si impone una riforma profonda che parta dalle strutture

dello Stato, fin dalle più remote articolazioni territoriali e, ovviamente, dalla burocrazia. Riforme radicali che coinvolgano le donne e gli uomini che vivono questo territorio chiamato Stato, sull’esempio di quanto accaduto in altri Paesi che hanno trovato la strada dell’equilibrio.

"La domanda di autonomia è sacrosanta. Però finora è stata quasi sempre declinata in modo distorto. L’autonomia non si conquista a colpi di referendum. E il federalismo non è egoismo. Il futuro sarà dominato dagli imperi, che stanno organizzando la globalizzazione. Staterelli e micro-regioni chiuse saranno fatti fuori, schiacciati nella morsa di nazionalismi e i secessionismi. Solo un patto politico reale per costruire gli Stati uniti d'Europa, fondati su Stati federali, può evitare che il cuore dell'Occidente si fermi. Quando sento parlare di autonomia fiscale dai sovranisti non so se ridere o piangere. Lo sanno anche i sassi. Nessuna regione può tenere per sé il disavanzo fiscale. Se succede, salta lo Stato. Con questa logica ognuno è legittimato a non pagare le tasse e ad arrangiarsi. Le nazioni si fondano sulla solidarietà dei loro popoli. Più è forte più prospera la comunità. Se non c'è, non c'è più il Paese. La distanza tra Nord e Sud si allarga e non è più sostenibile. Non può crescere uno Stato in cui qualcuno solo dà e qualcuno solo prende. Il primo si sente truffato, il secondo soffoca vivendo di rendita". Ritorniamo all’idea di riforma federalista della Costituzione, che portiamo avanti da anni, con la creazionedi "macroregioni" in grado di competere ad armi pari sul mercato europeo.

In una situazione di profonda crisi come l’attuale, alcune persone responsabili, in discussioni anche profonde e accese si sono chieste in modo pragmatico da dove dovrebbe iniziare una profonda riforma del nostro Stato, ora che l’occasione di “spendere bene” i fondi europei (ricordiamoci in gran parte prestiti e comunque condizionati a riforme che abbiamo rimandato per vent’anni…) ci DRAFTJS_BLOCK_KEY:131q6dovrebbe infondere coraggio e osare per evitare di ripetere antichi errori conservando uno “status quo” a dir poco imbarazzante per l’impalcatura stato moderno. Non si tratta di spingere in una direzione puramente liberista-compulsiva, fordista o frugalista, ma di leggere con attenzione il momento storico, per non perdere un’opportunità (forse l’ultima possibile) e trovarci nel baratro sociale prima ancora che economico. Si impone una riforma profonda che parta dalle strutture

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